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Quarantacinque anni fa, il suo viaggio di nozze ebbe come ultima tappa Torino.
Arrivò a Porta Nuova mano nella mano con la moglie.
Ad attenderli il loro vicino di casa, l’unico contatto che avessero in città.
“Eravamo tristi e spaventati. Tutto ciò che conoscevamo era rimasto in Sicilia”

Dopo una vita intera passata al Nord, resta l’amore per la terra d’origine ma è più forte quello per la famiglia che, nel frattempo, è cresciuta.
“Non mi dispiacerebbe tornare a Gela ma solo se venissero con me figli e nipoti, ne ho cinque. Senza di loro che senso avrebbe stare giù?”

La sua generazione ha visto tutto: la povertà, l’emigrazione, il lavoro, il boom economico, il benessere, la tranquillità, gli scandali, la crisi.
“Il progresso per molto tempo ha aumentato il lavoro e migliorato le condizioni dei lavoratori. Ma ora è cambiato tutto. Ora c’è poco lavoro e sempre meno diritti. Lavorano i vecchi mentre i giovani devono restare a casa.
Come si fa ad uscire dalla crisi così? Nessuno ha più soldi da spendere. Un volta la FIAT occupava tanta gente e questa gente poi si comprava la macchina per andarsene in giro. Ora chi la compra la roba che si produce?
I ragazzi sono costretti ad andar via, come abbiamo fatto noi. Il governo italiano, anzi, i governi europei dovrebbero decidersi a fare qualcosa, a studiare una strategia. Altrimenti che ci stanno a fare?
Ognuno, nel suo piccolo, può cercare di arrangiarsi, di trovare una soluzione per sé e la propria famiglia. Ma senza l’impegno serio dei governi non si va da nessuna parte. Si sopravvive e basta”

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